lavorare a maglia

Il mio amore segreto e la mia distrazione: lavorare a maglia

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Ho imparato a lavorare a maglia in un momento di caos della mia vita e sono sette anni che questo hobby mi rilassa più di qualsiasi altra cosa.

La mia storia inizia a gennaio del 2010 quando mi hanno diagnosticato il linfoma di Hodgkin. A giugno di quello stesso anno c’era il mio matrimonio e non è proprio quello che una futura sposa vorrebbe sentirsi dire dal proprio medico, specie quando era convinta di essere in cura per una bronchite. E non avevo solo il matrimonio a cui pensare, a febbraio c’era anche l’orale del mio esame di stato da architetto. Esattamente pochi giorni prima la mia prima chemio.
Ecco, diciamo che avevo per la testa tante cose, ma un fatto ha attirato la mia attenzione più di tutto.

La nostra vicina di casa era venuta da mia madre per chiedere un consiglio su come mettere una chiusura lampo a un suo lavoro a maglia. Ero anche io in cucina, a prendermi una pausa dai miei pensieri affogandoli in caffè e biscotti, ed ero del tutto affascinata da quel lavoro a maglia. In un attimo avevo preso la mia decisione: niente studio né pensieri, quello stesso pomeriggio dovevo imparare a lavorare a maglia! E così è stato.

Non che in un pomeriggio abbia saputo padroneggiare la tecnica, ma almeno i miei pensieri erano altrove. E i ferri presi da lei sono ancora qui a ricordarmi di come sia terapeutico il lavoro a maglia.
Patricia (questo il nome della vicina) mi ha insegnato dritti e rovesci. La mia nonna materna a mettere su le maglie (il metodo di Patricia non l’ho mai capito!) e a fare aumenti, diminuzioni e a chiudere i lavori. Ho ancora oggi il rammarico di non aver scoperto questa passione anni fa, prima della scomparsa della mia nonna paterna. Lei era bravissima e le mie bambine indossano ancora dei capi che lei fece per me.

E la nascita di Cecilia ha portato la mia passione ad altri livelli.
Il pensiero che lei un domani possa mettere le cose che io ho fatto anche alle sue figlie, quelle copertine tramandate da neonato a neonato,… ecco, questa è la parte che mi emoziona quando lavoro per i bambini.

Ed è rilassante, funziona meglio della meditazione nel mio caso. Il contare le maglie, la ripetizione di un ferro,… ti fa entrare in uno stato mentale che porta ad allontanare tutti i pensieri. Ci sei tu e i tuoi ferri, il resto non conta. Per questo trovo terapeutico lavorare a maglia la sera, quando ho messo a letto le pupe. Io mi rilasso, faccio una cosa che amo e ho del “tempo di qualità” con me stessa. Una tripletta vincente per quanto mi riguarda 😉

Senza contare di quanto sia emozionante creare qualcosa e vederlo indossato. O usato. Il mio primo progetto fu una sciarpa, il secondo delle presine e quelle adesso sono a casa di mia nonna. Se sei curiosa di vederle (e di farle!) trovi qui la sciarpa e qui le presine!

Per me lavorare a maglia non è dunque solo filato e ferri.
E’ la voce di Patricia e il rumore dei ferri di mia nonna.
E’ la sciarpa che è nel mio armadio e la copertina che ha avvolto le mie tre figlie.
E molto di più.

Sarà anche per questo che ho così tanti lavori in corso sui miei ferri!
E tu hai mai provato o ti piacerebbe imparare?

xoxo
Arianna

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